Un Nerd all'Expo Milano 2015

Cos'è quest' articolo?

Non lo so, in tutta onestà ha poco a che vedere con gli argomenti trattati di solito qui, come videogames, giochi di ruolo da tavolo e strane elucubrazioni su robe sci-fi, ma mi è capitata l'occasione di andare a fare un salto all'esposizione 2015 a tema "il cibo per il futuro" in un'iniziativa organizzata dal DISMI, il dipartimento del quale faccio parte come studente universitario e volevo proporvi la mia impressione sull'evento. Che spesso si sentono parlare esperti gastronomici o completi idioti sull'evento, ma un un punto di vista da un ingegnere/nerd potrebbe rappresentare un qualcosa di nuovo.

Ringrazio in anticipo Claudio e Domynator per le foto fornite! Ce ne saranno un po' dopo il salto, cliccatele per vederle a dimensioni reali.



Quanto siamo belli?



Siamo partiti in mattinata verso le 8 da Reggio Nell'Emilia, per arrivare in zona Expo a Milano vero le 10....
e poi circa 2 ore tra fila, check in e tragitto a piedi per arrivare al posto. Il tutto con uno sfondo uggioso con palazzi veramente brutti a mio avviso. Non proprio il meglio.

Quindi insomma, siamo entrati che era già mezzogiorno e ci siamo bruciati la mattinata.

Avevamo il rendevouz all'autobus per il rientro intorno alle 19:00, quindi questo ci lasciava un 6 ore e qualcosa per visitare il resto della fiera.

Immediatamente ci siamo persi, sfasciati con il gruppo e ci siamo divisi in tantissimi gruppettini. Quindi, in barba al programma dato dall'università, siamo andati a sentimento.

Siamo entrati dall'ingresso in piazza italia un punto strategico e nevralgico con molte postazioni di roba italiana, dal caffè Lavazza a birra Poretti ed altro.

La struttura centrale dell'expo è un grande tunnel, molto ampio, al lato del quale sono posti tutti i vari padiglioni di tutti i vari paesi.

Si cammina con scioltezza e la gente c'era ma mai troppissima. Insomma, per noi veterani del Lucca Comics, l'Expo è una passeggiata tranquilla, tranquilla.

L'unico disappunto è che il tetto costruito che copre il corridoio centrale è si molto bello da vedere, ma poco funzionale, perché ha troppi buchi ed in caso di pioggia ha dei tratti dove non ripara, tra i punti di separazioni dei lastroni. Un po' scocciante camminare all'asciutto per minuti e poi ritrovarsi una mezza scrosciata improvvisa sulla capoccia solo perché gli architetti che han fatto sta cosa non hanno pensato al fatto che forse la pioggia sarebbe potuta arrivare nei mesi dell'EXPO.

Comunque, appena arrivati avevamo fame quindi ci siamo buttati su qualcosa di facile facile.
Il padiglione del Belgio offriva ciò che cercavamo: belgian fries, cioè patatine fritte a non troppi euri.
Molto buone e dolci e soprattutto hanno chiesto se gradivamo del sale sopra, non lo mettono in automatico in quantità industriale come fanno qua da noi. Promozione a pieni voti.

Prima di tutto, diciamo che l'offerta italiana sembra molto solida.
Il nostro stand infiltrato nel lungo corridoio è un "20 ristoranti diversi" che racchiude, o perlomeno ci prova, un sunto di tutta la nostra immensa varietà culinaria, praticamente irraggiungibile dagli altri paesi, anche se li uniamo insieme.
La curiosità di mangiare qualcosa di italiano solo per testare la qualità di quello che proponevano agli stranieri c'era, ma tempo e soldi non sono infiniti quindi ci siamo focalizzati sull'Asia e qualche cosa random in mezzo.

Corea del Sud
Primo padiglione visitato è stato quello della Corea del Sud o semplicemente Corea.
Il motivo è stato semplice: sembrava high tech e a reggio c'è un ristorante coreano che ci ha lasciato molto scontenti in quanto offriva poco e il cibo faceva un po' cagare quindi ci siamo detti: vediamo alla fonte cosa succede!


Effettivamente, non si sbaglia quando nell'immaginario corrente si associa la corea a roba high tech. Il padiglione era molto figo con uno stile minimalista ed uno sapiente di luci, ombre e specchi. Proiettori riproducevano video su superfici curve e non piane, dando un miglior senso di completezza e sulle pareti c'erano dei simboli minimalisti che guidavano il visitatore. Molti dei loro prop si basavano sulla diversa prospettiva per poter essere ammirati nella loro interezza.

E poi arriva il pezzo forte. Un duo di robot a 5 gradi di libertà, che muove un duo di monitor rotanti. si esibisce in un set di movimenti a tempo con il video su schermo per ricreare un effetto di profondità e 3D nell'osservatore. Estremamente high tech, estremamente figo ed il nostro cuore da ingegneri è stato stuzzicato non poco.

Per quanto riguarda il loro tipo di cibo, beh è minimalista, equilibrato ed a lunga fermentazione per massimizzare l'apporto nutritivo ed il sapore. Molti video e testi qui e lì enfatizzavano come la cucina coreana lascia a macerare, ad insaporire ed a fermentare la roba per settimane per raggiungere un nuovo tipo di cibo praticamente.

Abbiamo provato qualcosina al take away, prendendo dei Roll e dei ravioli croccanti. Entrambi molto buoni, specialmente i roll con il manzo, che sono sostanzialmente simili a quelli che si trovano nei ristoranti giapponesi qui in Italia, ma più sottili e più larghi.

Il problema con questo genere di prodotti, è che non si sa mai esattamente chi o cosa l'ha originato. Sappiamo che il sushi è cambiato parecchio da quando il Giappone ha iniziato ad "esportarlo", con l'uso del salmone che ha preso piede dopo che i Norvergesi l'hanno usato negli anni '80 e poi dopo che gli americani si inventarono il California Roll. Quindi cosa stavo mangiando? Qualcosa di "tipico" o qualcosa di occidentalizzato o internazionale? Questa sensazione l'ho avuta anche negli altri ristoranti asiatici.

La sensazione era comunque di una nazione moderna, tecnologica e tradizionalista allo stesso tempo. Corea promossa a pieni voti.


Brasile
Il Brasile era una bestia completamente diversa. Il nostro interessa era più rivolto alla struttura esterna e non ad un eventuale contenuto interno. La gigantesca rete sulla quale camminare per entrare nel padiglione era molto scenica. Anche la struttura principale dell'esposizione era elastica infatti se si provava a camminare con piede pesante si sentiva molto l'effetto molla.
L'esposizione mostrava un po' come il Brasile esporta tanta carne nel mondo e poco altro. C'erano molte piante tipiche in zolle di terreno. Alcune meno felici di altre, i girasoli soffrivano non poco.

C'era un piccolo bar, un ristorante, qualche souvenir ed anche un negozio di vestiti a quanto pare. Molto belle i divanoni di paglia, ma di brasiliano m'è rimasto poco o nulla.
Aveva anche un piccolo museo interno.





Thailandia
La Thailandia non abbiamo capito se aveva il padiglione chiuso o che. Comunque era aperto solo un negozietto di roba Thailandese. Qui le cose comprabili sembravano più locali ed esotiche, visti gli imballaggi in lingua originale, ma come mero negozio il tutto perde un po' di senso. Siccome non c'era altro da vedere abbiamo presto levato i tacchi.


Cina
La cina è uno dei giganti. Dall'esterno il padiglione è molto bello, ma all'interno è abbastanza standard e spartano.

Il punto di forza della Cina è che si tratta di un paese con una cultura forte e millenaria unito all'industrializzazione su ampia scala smodata. C'erano statuette di terracotta che mostravano il processo di allevamento, abbattimento e cucina delle anatre.

Da un'altra parte invece l'attenzione era posta alle moderne macchine automatiche per piantare riso ed altro ed ottenere raccolti abbondanti con l'aiuto delle macchine agricole.

E questa dicotomia c'era anche in un bellissimo campo di grano formato da steli con sopra una lampadina LED che formavano composizioni di luci in movimento.
Il ristorante cinese era quello forse con i menù migliori.
Per circa 20€ si poteva mangiare un bel po' di roba. Davano 7 piatti diversi, tutti abbastanza tipici ma nulla di inusuale.


Abbiamo fatto una sosta merenda, prendendo involtini primavera e dei ravioli a vapore con gamberi, davvero molto buoni a mio avviso. Claudio ha avuto più coraggio ed ha provato a mangiare degli "spaghetti al silicone". Come sempre nulla di esotico, ma cibi molto standard che già si trovano largamente nei ristoranti cinesi.
Certo, non mi aspettavo cane e gatto nel menù però......

Malesia
La Malesia aveva dei padiglioni ad uovo, abbastanza bellini da vedere dall'esterno.
Uno di essi era adibito ad un video illustrativo e ce n'erano tanti, ma davvero tanti all'expo di video illustrativi. Il resto era dedicato alla rainforest della Malesia ed a quello che si produce da essa, come la gomma dall'albero della gomma.
Un altro piano elevato invece cercava di portare l'attenzione allo sviluppo ingegneristico-architettonico malesiano.

Poco a che vedere col il tema cibo per il futuro a mio avviso.

Vietnam
Il Vietnam aveva un piccolo padiglione dall'esterno molto figo.
All'interno c'era subito un fortissimo odore di non so bene cosa.
"Napalm" mi disse la mia mente malvagia ed invasata di cultura filmica/videoludica.
All'interno delle ballerine e posto non proprio per tanta gente su 2 livelli per osservare il ballo.
E direi basta. Niente altro.
Boh.

Argentina
L'Argentina è da sempre un'altra casa, e questo luogo comune non ci mette molto ad essere confermato quando ascolto la conversazione di uno dei tizi dello stand che dice di essere argentino ma ha i genitori italiani.




Questo stand è organizzato al contrario, con il bar primo e la mostra dopo forse.
Purtroppo avevano finito i panzerotti ripieni di carne e c'erano rimaste solo cose più costosette da provare quindi abbiamo soprasseduto, ma l'assortimento di carni non era male.
La mostra invece era una suggestiva sala che mandava di continuo video a parete intera su aspetti della produzione di cibo Argentino, da allevamenti a culture di frumenti. C'erano un paio di macchinari di legno che giravano, molto fighi e che aiutavano a creare atmosfera.
Molto poco, ma suggestivo.

Cioccolato
Nell'expo c'erano anche aree tematiche miste che raggruppavano diversi paesi uniti nella loro produzione di un prodotto comune. L'area spezie, l'area riso e l'area cioccolato quella da noi visitata. Multipadiglioni con varie rappresentazioni della pianta del cacao e di come viene lavorata.
Molto utile onestamente visto che credo che nessuno sappia davvero come si fa il cioccolato.
Poi c'erano molti stand che vendevano vari tipi di cioccolato provenienti un po' da ovunque.
E poi c'era un negozio della Lindt pieno di gente.
MAH.


USA
Gli Stati Uniti d'America avevano un padiglione "lungo". Si entrava su un piano elevato dove c'era tipo un video di Obama che diceva qualcosa, dei video presentativi generici ed immagini dei loro immensi campi coltivati di roba.
Poi si riscendeva e si entrava nella pancia del padiglione, dove dei brevi video ci mostravano un po' le idee americane del cibo.


Gli spaghetti al pomodoro con le polpette nati da menti malate di immigrati italiani e locali che decisero di mescolare queste due cose, il fast food, presentato semplicemente come cibo in movimento, non quella roba di MC Donald fortunatamente, il farsi il pane in casa e forse la cosa più importante: la coltivazione di roba direttamente in città, nei palazzi e grattacieli.

La cosa che faceva sorridere un po' erano le 4-5 grandi aree culinarie. Ripensavamo tutti al padiglione italiano con 20 ristoranti.... eh vabbé.

Presentato molto poco, ma abbastanza bene onestamente, anche se non ho capito bene quale fosse il loro messaggio culinario, se non un: "non siamo solo MC Donald".


Di notevole fattura il generatore di elettricità che sfrutta la cacca di animale (scusate la finezza) lì in esposizione.
Da buoni ingegneri siamo rimasti tipo un 10 minuti a guardarlo ed analizzarlo.





Israele
Purtroppo il tempo stava iniziando a diventare poco e quindi per Israele non siamo entrati nel
padiglione ma abbiamo visto solo la presentazione pre-padiglione. Molto da diabete ma fatta benissimo, con un misto di persone presenti realmente e video... non invidio il tizio là che doveva farlo millemila volte al giorno.
Il video in questione ha superato gli USA in quanto a patriottismo. SIAMO FIGHISSIMI E FAMO MIRACOLI era un po' il messaggio, che si concentrava sul loro sistema di de-desertificazione con il quale fanno nascere alberi e foreste sopra a terreni desertici e sul loro essere molto multietnici, sia in termini di etnie che quindi di cibo.
Purtroppo il tempo stringeva e dopo la presentazione siamo fuggiti via per fare una tappa che ci eravamo promessi....


Giappone
Dovevamo passare dallo stand giapponese prima di tornare a casa..... eh c'era 1 ora di fila. Quindi siamo andati direttamente nel reparto ristoranti saltando il padiglione.
Effettivamente i prezzi del giapponese erano un pochino altini e quello che si poteva mangiare era poco.



Tempura, qualche cosa fuffa della quale non ricordo il nome e hamburgerz giapponesi, cioè che al posto del pane avevano riso compresso e al posto di hamburger avevano fettine di carne, che stando all'expo è una pratica abbastanza diffusa nei paesi asiatici. Invece di un blocco intero di carne come facciamo noi, preferiscono usare fettine divise.
Molto bella l'organizzazione del ristorante giapponese, dove si ordinava e pagava attraverso una macchina automatica e si veniva chiamati quando l'ordine era pronto.
Veloce ed efficientissimo.


E poi siamo ritornati in autobus e ci siamo riavviati perso Reggio Emilia.

Quindi, Expo 2015 cos'è esattamente? Fondamentalmente una fiera di architettura, con in mezzo del cibo qua e là per rifocillare la gente mentre si passa da un padiglione all'altro. Le cose mostrate dai vari paesi sono molto.... commerciali, molto conosciute e generiche, già largamente note a chi frequenza ristoranti etnici in Italia. poca peculiarità e fattore esotico. Non tutte le nazioni riescono a comunicare bene il loro messaggio culinario, o messaggio in generale. Può anche essere che siamo andati nei padiglioni peggiori ed in effetti mi dispiace molto aver saltato tutti i paesi arabi e quelli europei.

Il problema è da ricercare nella globalizzazione ed in internet. Il tessuto culturale delle persone d'oggi, specie tra i giovani è molto più connesso rispetto al passato e il migrare ed andare in giro è incoraggiato da molti paesi. Quando hai amici negli USA e sotto casa hai un ristorante cinese, serve davvero organizzare un Expo per vederci tutti insieme? Per mostrare cosa abbiamo di unico? Forse 50 anni fa.

Vale la pena andarci? Direi di si, anche solo per vedere tutto il mondo nello stesso posto, con persone tutto sommato contente e felici di mostrare un lato positivo del loro paese in un ambito comune a tutta l'umanità: il cibo. Si respira una buona aria fatta di ottimismo, da parte di tutti.

Vedere lo stand della città del Vaticano di fianco a quello di Israele in un luogo circondato da paesi arabi, tutti felici e contenti, onestamente, non ha prezzo.

Ma non aspettatevi una fiera solo culinaria, per quello forse è meglio continuare a vedere Master Chef. E se ci andate, preparatevi a camminare. Molto.


Stay Classy, Internet.

2 commenti:

  1. Sai... io avrei voglia di andare. Ma allo stesso tempo vorrei girarmelo come si deve.
    In conclusione non farò un ciufolo -.-
    In ogni caso: sei stato molto interessante.
    Bravo Rich!

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    1. A naso ci vogliono 2 giorni per girarselo per bene.... ed un portafoglio ampio per provare tutto.

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